Settembre 2026

AS-PE, Diplomatico, Pergamena “extravagante”: partic. recto. Napoli, 1790 giugno 30 Napoli, 30 giugno 1790 Ferdinando IV di Borbone, re delle Due Sicilie, accertati i requisiti di onorabilità, condotta morale e nascita legittima nonché l’idoneità tecnica del venticinquenne Stefano Maria De Caesaris di Penne, lo nomina notaio pubblico regio per le province d’Abruzzo Citra e Ultra, previo giuramento di fedeltà prestato sui Sacri Vangeli. L’atto – che, tra le altre clausole di rito, stabilisce la revoca immediata e la nullità assoluta di ogni strumento qualora il notaio assuma lo stato clericale – conferisce inoltre al De Caesaris il potere speciale di redigere in pubblica forma le scritture e i protocolli rimasti incompleti a causa del decesso o dell’inabilità fisica (senilità, cecità, tremore della mano) di altri notai delle province abruzzesi.
Dalla penombra dell’archivio: Ferdinando IV, il notaio De Caesaris e la pubblica fede nel Settecento abruzzese
Siamo spesso portati a pensare che il brivido della scoperta documentaria appartenga esclusivamente agli archeologi, intenti a strappare frammenti di papiri millenari al silenzio delle sabbie e dei “kīmān” egiziani. Eppure, la storia sa essere altrettanto generosa e sorprendente tra le mura di un archivio: può bastare lo sguardo attento di un archivista e il buio dimenticato di un vecchio armadio d’Istituto a restituire alla luce un tesoro che si credeva perduto per sempre!
È proprio quanto accaduto di recente presso l’Archivio di Stato di Pescara dove, nel corso dei recenti lavori di ristrutturazione e adeguamento dei locali, ormai ben noti al nostro pubblico, è riemersa da uno scaffale una pergamena straordinaria, contenente il privilegio notarile originale con cui, il 30 giugno 1790, re Ferdinando IV di Borbone elevava il giovane Stefano Maria De Caesaris di Penne alla dignità di notaio pubblico con autorità regia.
I documenti di questa natura sono connotati da una straordinaria rarità: essi costituivano la “patente” indispensabile per l’esercizio della professione e pertanto, rimanevano gelosamente custoditi tra le carte private dei notai o dei loro eredi, finendo quasi sempre dispersi, distrutti dall’usura o, non di rado, riutilizzati come robuste copertine di pergamena per legature di protocolli successivi. Il fortunato rinvenimento di questo esemplare, pressoché intatto nella sua struttura materiale e diplomatica, rappresenta dunque un autentico colpo di fortuna storico e paleografico.
Ma come è giunto questo preziosissimo foglio nei locali dell’Archivio di Stato di Pescara? La risposta più verosimile risiede nella storia stessa delle nostre acquisizioni: l’Istituto conserva infatti l’intera produzione del notaio Stefano Maria De Cesaris di Penne, attivo tra il 1790 e il 1819. Si tratta di un nucleo documentario cospicuo, composto da 25 volumi complessivi (custoditi nelle buste 222-225 del fondo «Atti notarili di epoca preunitaria (1542 - 1850)»), comprendente 24 volumi di protocolli e un venticinquesimo tomo interamente dedicato alle rubriche e agli indici delle scritture. È oltremodo ragionevole ritenere che il privilegio privato sia pervenuto all’Archivio proprio all’interno di questo fondo, conservato dal notaio tra i suoi registri di lavoro fin dal primo giorno della sua professione.
L’atto, redatto in una elegante corsiva cancelleresca tardo‑settecentesca, si apre, come di prammatica, con l’intitulatio del sovrano borbonico Ferdinando IV e reca in calce le firme, di eccezionale rilievo istituzionale, del consigliere regio Baldassarre Cito e del segretario Pietro Rivellini. Il testo rivela i severi requisiti imposti dalla normativa napoletana per l’accesso alla pubblica fede: Stefano Maria, per essere abilitato, dovette superare un rigoroso esame dinanzi alla Magna Curia della Vicaria a Napoli! Il candidato, oltre a possedere il requisito della maggiore età e le necessarie competenze tecniche, doveva dimostrare la nascita da legittimo matrimonio, l’appartenenza a una famiglia di provata fedeltà e una condotta morale inappuntabile.
La pergamena, inoltre, si sofferma anche su altri due dettagli storico-giuridici di notevole interesse.
Il primo di questi è rappresentato da una rigida clausola giurisdizionalista e anticlericale, che riflette la dura lotta ingaggiata dal Regno di Napoli contro i privilegi della Chiesa nel tardo Settecento: se il notaio avesse preso la tonsura o si fosse avvalso del foro ecclesiastico per eludere la giustizia laica, la sua nomina sarebbe stata revocata all’istante e ogni suo atto sarebbe stato dichiarato nullo.
Il secondo aspetto riguarda i poteri eccezionali conferiti al De Caesaris: per evitare gravi danni economici alle famiglie abruzzesi, il sovrano gli accorda la speciale facoltà di completare e pubblicare le minute e i protocolli ("sceda, nota et prothocolla") rimasti incompleti a causa della morte improvvisa o della grave infermità (senilità, cecità o tremore della mano) di altri notai d’Abruzzo.
In definitiva, la riscoperta di questo documento arricchisce e completa la documentazione afferente al notaio Stefano Maria de Cesaris, esponente di una delle casate più illustri di Penne, i cui storici possedimenti – tra cui il superbo Palazzo De Caesaris con la sua torre ghibellina quadrata del XV-XVI secolo in Largo San Panfilo – testimoniano ancor oggi l'alto lignaggio della famiglia.
Proprio da questo medesimo ambiente culturale e familiare nascerà, pochi decenni dopo, il celebre poeta e patriota Clemente de Caesaris (1810-1877), la cui storia è parimenti ben attestata nel nostro Archivio (fondo «De Caesaris, famiglia (1813 - 1887)»): arrestato dai Borboni per le sue idee liberali, Clemente trascorrerà ben cinque anni di dura prigionia proprio nel bagno penale della Fortezza di Pescara, la stessa città che oggi custodisce la pergamena settecentesca del suo congiunto, in un ideale ponte tra l’Antico regime e il Risorgimento!
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Ultimo aggiornamento: 22/09/2026
