Maggio 2026
Finalmente il mare …: un’altra estate che arriva, tra incanto e doveri.
Chi non ricorda il grido gioioso «Θάλαττα! θάλαττα!» proferito a una sola voce dai diecimila mercenari greci protagonisti dell’Anabasi di Senofonte, allorché – reduci dalla battaglia di Cunassa, combattuta nel 401 a.C. tra Ciro il Giovane e il suo fratello maggiore Arsace (alias Artaserse II) – avvistarono dalla sommità del monte Teche, dopo mesi di fatiche, freddo e pericoli, le onde spumeggianti del Ponto Eusino?
Salutato da Heinrich Heine nell’ode Meergruß – che apre il Secondo ciclo della sua raccolta di poesie Il Mare del Nord (Die Nordsee), parte del Libro dei Canti (Buch der Lieder, Amburgo 1827) – con le stesse parole palpitanti d’entusiasmo, poi assurte a cammeo ricorrente nella letteratura e nel cinema, lo agogniamo un po’ tutti noi, ogni anno, all’epilogo della stagione invernale, quel mare artefice e ispiratore di catarsi, «vasto e diverso | e insieme fisso» che Eugenio Montale sapeva capace di gettare «sulle sponde | in mezzo a sugheri, alghe e stelle marine | gli avanzi inutili delle sue profondità» …
Ma davvero, come ebbe a dire Friedrich Nietzsche nel suo capolavoro Così parlò Zarathustra, è sufficiente «essere un mare, per poter accogliere un fiume lutulento senza divenire impuri» («ein Meer sein, um einen schmutzigen Strom aufnehmen zu können, ohne unrein zu werden»)?
Almeno dagli anni Settanta del Novecento – e precisamente grazie alle scoperte dei biologi del “Woods Hole Oceanographic Institution” (WHOI) Edward J. Carpenter e Kenneth L. Smith Jr. sugli effetti dell’inquinamento da plastica in mare – abbiamo imparato che non è così e che la tutela del patrimonio acquatico passa attraverso la responsabile cura di ciascuno di noi, i quali oggi più che mai – dopo che, con la risoluzione 72/73 del 2017, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2021-2030 il “Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile” – siamo chiamati a concorrere alla salvaguardia di un oceano “clean”, “healthy and resilient”, “productive”, “predicted”, “safe”, “accessible”, “inspiring and engaging” (“pulito, sano, predicibile nelle sue condizioni attuali e future, sicuro, sostenibile, trasparente e fonte di ispirazione”).
Così, nell’approssimarsi dell’8 giugno, ricorrenza della “Giornata Mondiale degli Oceani” (“World Oceans Day”), istituita ufficialmente nel 2008 dalle Nazioni Unite nell’anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992, e che quest’anno è dedicata al tema “Sustainable Fishing Means More” – nel mentre la cronaca, anche locale, ci informa su iniziative avveniristiche per la protezione dei nostri mari, come l’installazione al porto turistico “Marina di Pescara” del dispositivo “Aqualis” per contrastare l’inquinamento delle acque portuali – vi proponiamo come occasione di riflessione per la consueta vetrina mensile dell’Archivio di Stato di Pescara sui nostri fondi d’archivio, due brevi documenti che, quasi in controcanto rispetto alla dimensione epica e simbolica del mare evocata fin qui, testimoniano come le istituzioni abbiano affrontato, in epoche diverse, la realtà quotidiana del rapporto tra cittadinanza e mare: da un lato con le insistenti prescrizioni degli anni Cinquanta sul comportamento in spiaggia e nelle sue prossimità (in parte ormai risibili, ma in parte a tutt’oggi ancora diffusamente vigenti per molti aspetti nelle località turistico-vacanziere, benché nel complesso meno severe e depenalizzate), dall’altro con le rigorose (e talora allarmistiche) rassegne stampa degli anni Settanta dedicate alle minacce alla salute del mare e alla qualità delle acque.
È il mare non dei poeti, ma degli uffici, delle circolari, dei “reportage” giornalistici: un mare “prosaico” (per quanto è dato alla burocrazia di contaminare uno spazio così archetipico e liminale), ma che ci ricorda come ogni mito, per essere adeguatamente preservato e onorato, abbia bisogno, di tanto in tanto, anche di pratiche, regole e attenzioni quotidiane, che noi tutti siamo chiamati a conoscere e attuare.
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«Cantami o verde Musa balnearia,
oggi il vago paese di Pescara,
dove un medicinal balsamo è l’aria
e la pigion di casa non è cara ...
[…]
Or migrano da L’Aquila, da Chieti,
da Teramo, da tutte le province,
i cittadini; e vengono ai quieti
lidi d’Aterno, qui dove li vince
l’ozio beato e l’ombra dei mirteti
(oh rima rara come occhio di lince!)
e dove la salubre aura marina
tanta ha copia di sale e di resina.
[…]»
Gabriele D’Annunzio
