Ottobre 2026

AS-PE, Fondo De Felici Del Giudice, Perg. n. 244 (v. s.: 212): partic. recto

AS-PE, Fondo «Atti notarili di epoca preunitaria (1542 -1850)», Notaio Domenico Calderale, b. 100 b, vol. 24, ff. 32r-42v: partic. f. 37r (allegato con il «polisino» di Donat’Antonio Rasetti)
Spose celesti e doti terrene. La rinuncia delle novizie celestine Maria Vittoria de Felici di Pianella e Maria Francesca Rasetti di Agnone nel Monastero di San Giuseppe a Loreto Aprutino (1715).
È il 26 gennaio 1715. Nel monastero di San Giuseppe di Loreto Aprutino due novizie celestine, Donna Maria Vittoria de Felici di Pianella (al secolo Anna Trasmunda) e Donna Maria Francesca Rasetti di Agnone (al secolo Anna, detta Annuccia), si preparano a compiere il passo decisivo della loro vita religiosa: la professione solenne.
Prima di pronunciare i voti, tuttavia, devono assolvere un’altra prescrizione, meno nota ma non meno importante: la normativa ecclesiastica impone, infatti, alle future religiose di regolare preventivamente i propri rapporti patrimoniali con la famiglia d’origine mediante una formale rinuncia ai beni temporali.
La pergamena notarile che qui presentiamo, proveniente dal fondo De Felici-Del Giudice (AS-PE, Fondo De Felici Del Giudice, Perg. n. 244 - v. s.: 212), tramanda nella sua veste definitiva e documenta formalmente proprio tale vicenda, ossia, più precisamente, conserva la redazione definitiva dell’atto con cui le due novizie, dopo avere solennemente dichiarato di voler «voltare di buon cuore le spalle a’ beni caduci», dispongono della propria sorte patrimoniale, alla vigilia dell’ingresso definitivo in clausura, rinunciando a ogni futura pretesa su eredità, legittime, successioni e diritti dotali.
L’intera operazione risponde rigorosamente alla disciplina del Concilio di Trento (Sess. XXV, 3-4 dicembre 1563, Decretum de regularibus et monialibus, cap. 16) , la quale imponeva che le rinunce patrimoniali delle novizie avvenissero esclusivamente nei due mesi antecedenti la professione e previa verifica della libera volontà della candidata.
A riprova di ciò, il documento integra il decreto rilasciato il 23 gennaio 1715 dal vescovo di Penne ed Atri Fabrizio Maffei, il quale aveva autorizzato la scelta cruciale, dopo avere accertato l’intenzione delle interessate (e l’assenza di «metus reverentialis», cioè di coercizione familiare).
Peraltro, la rinuncia non comporta un completo abbandono di ogni tutela economica: nello strumento notarile si stabilisce, infatti, a favore delle due novizie un vitalizio annuo, rispettivamente, di sette ducati per Maria Vittoria de Felici e di cinque ducati per Maria Francesca Rasetti, per la quale ultima il pagamento è garantito dai proventi di un capitale di ben 3.700 ducati investito dal padre, il dottor Donat’Antonio Rasetti, nell’arrendamento dell’olio e del sapone di Napoli, un’attività finanziaria tra le più remunerative del Regno.
Ma l’interesse e il fascino di questa storia non si esaurisce nella pergamena.
Dello stesso negozio giuridico, infatti, del quale la versione membranacea in mundum restituisce la forma compiuta e solenne – consentendoci di apprezzarne le formalità e i tecnicismi, oscillanti tra la nobile spiritualità dello stile devozionale e la minuta concretezza del diritto civile – custodiamo le carte preparatorie conservate entro i registri del notaio Domenico Calderale (AS-PE, Fondo «Atti notarili di epoca preunitaria (1542 -1850)», Notaio Domenico Calderale, b. 100 b, vol. 24, ff. 32r-42v), che si sono rivelate un’occasione più unica che rara per conoscere il retroscena della sua formazione e per cogliere dettagli cronachistici e vivaci che difficilmente avrebbero trovato posto nella redazione definitiva.
Vi compare, per esempio, inserto assieme ad altri allegati probatori, il «polisino» autografo del Rasetti, impossibilitato a presentarsi per infermità: e che non si tratti del solito pretesto di circostanza è dimostrato dal fatto che «… il Signor Carlo, che mi ha visto da mezz’hora può a Vostra Signoria riferi- | -re se sono capace di uscire da letto …»!
Ma soprattutto vi compare, tanto inattesa quanto gustosa nel suo candore, un’annotazione del notaio medesimo Domenico Calderale, che esprime la personale istanza di ricevere contestualmente gli atti delle due novizie e di rogarli assieme «per non moltiplicare fatiche»: un appunto pratico di ergonomia procedurale, che, nel mentre spiega e chiarisce la peculiare duplicità dell’atto in questione, riporta, altresì, “al centro” dell’attenzione la voce “in margine” – altrimenti destinata a scomparire dietro la perfezione formale della pergamena – di una figura che pure di questo documento è, a suo modo, a pieno titolo, protagonista!
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Ultimo aggiornamento: 26/10/2026
