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Archivio di Stato di Pescara

Aprile 2026

«N. 1935 Gabinetto. li 23/4/54 Celebrazione del decennale della Resistenza - [23 APRILE 1954 - COPIATO] alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Gabinetto - Roma (a N. 8859 / 7.2.A del 6/4/54) al Ministero dell’Interno – Gabinetto del Ministro - Roma (a N. 14660 / 1702 / 94 Gabinetto del 26/3/54). "Comunico per doverosa notizia che il 25 corrente sotto l’egida di questa Prefettura [in seguito a una iniziativa e di concerto con le associazioni di categoria che hanno titolo a parteciparvi] sarà celebrato in questo capoluogo l’anniversario della Liberazione d’Italia."

Ricordando il primo decennale del 25 aprile. Nove cipressi e una Nazione: l’eccidio alla Pineta di Pescara e il discorso di Giovanni Gronchi

«gli ideali che furono il segno distintivo della bandiera di battaglia per la liberazione erano così connaturati alla coscienza nazionale che senza sforzo e senza penose lentezze riuscirono ad infondere anche nelle masse popolari, le meno politicamente sensibilizzate, la persuasione che si combatteva per una causa che trascendeva partiti e ideologie particolari; che si doveva anche morire serenamente per ridare alla patria il dono della libertà e la capacità di riprendere e custodire la propria indipendenza...»

(Giovanni Gronchi, Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati nella seduta pomeridiana di venerdì 22 aprile 1955)

Il nostro periodico appuntamento per la rubrica del documento del mese si rinnova a ridosso della celebrazione dell’ottantunesimo anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo e della doverosa rievocazione del contributo che a questo traguardo apportò la Resistenza, quel “secondo processo risorgimentale” che «ha segnato la grande frattura tra l’Italia di ieri e l’Italia di oggi. È stata la fonte di legittimità della nuova Italia la cui espressione istituzionale è stata la Costituzione democratica e repubblicana, quest’Italia di oggi che deve essere, e sarà, se resterà fedele a quegli ideali, anche l’Italia di domani».

Tuttavia, mentre la ricorrenza della “Liberazione” venne istituita fin dall’immediato Dopoguerra con il decreto legislativo luogotenenziale 22 aprile 1946, n. 185, emanato dal Luogotenente del Regno, principe Umberto di Savoia, su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, e fu a breve confermata quale festività nazionale ufficiale (dopo le prime celebrazioni “ufficiose” degli anni 1946-48) con la legge 27 maggio 1949, n. 260, a firma dell’allora Capo dello Stato Luigi Einaudi, meno ovvia e immediata è stata la valorizzazione istituzionale della Resistenza partigiana in quanto parte fondante ed eroica del processo che, a partire dall’armistizio siglato l’8 settembre 1943 a Cassibile dal governo Badoglio con gli Alleati della Seconda guerra mondiale fino alla resa di Caserta del 29 aprile 1945, a tale esito condusse, attraverso una tragica guerra civile:

«… Scegliere di aderire alle formazioni partigiane era stato, in fondo, un atto di disobbedienza radicale, suffragato giorno per giorno dalla scelta delle armi, inizialmente maturato in solitudine, nell’intimo della propria coscienza, e solo in seguito – con l’irrompere della guerra in casa – rinforzato dalla solidarietà di gruppo. Se la Resistenza lasciava un’eredità, questa andava rintracciata anzitutto nella straordinaria determinazione e nell’immenso coraggio di chi (parte di una minoranza ribelle) aveva sentito ‘l’impulso a mettersi fuori legge, per farla finita con un mondo che stava crollando’, in nome dell’‘aspirazione a una  sconfinata libertà’. Non si era certo trattato di un percorso scontato …».

La galleria di documenti che Vi proponiamo – tratta dalle carte della Prefettura di Pescara, Ufficio di Gabinetto, categoria XXII (Cerimoniale, solennità civili, manifestazioni celebrative), b. 7, fasc. 6 (Ricorrenza del 25 Aprile. Anniversario della liberazione) e b. 1, fasc. 12 (Camera dei Deputati. Discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica, On,. Gronchi, nella seduta del 22 Aprile 1955) – si presta bene a fotografare, segnatamente nella celebrazione del primo Decennale della commemorazione del 25 aprile, una tappa importante del percorso di recupero e di riconoscimento, sia pure travagliato e mai del tutto immune da logiche di parte, di quello che è stato definito il “significato etico e perfino ontologico” della Resistenza, che trovò in quell’occasione una delle sue espressioni più condivise e applaudite nel discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi alla Camera dei Deputati nella seduta pomeridiana di venerdì 22 aprile 1955. 

Localmente, nel frattempo, la scelta della rievocazione, «a ricordo di fatti memorabili che abbiano un particolare valore storico» (per quanto non del tutto ascrivibili alla provincia di Pescara), dell’episodio poco noto dell’eccidio alla Pineta di Pescara di nove partigiani teatini della banda “Palombaro” – fucilati da paracadutisti tedeschi dopo un processo sommario seguito al sanguinoso assalto a un trasporto della “Wehrmacht” (nel più generale contesto di una feroce repressione, cui prese parte attiva, con poteri straordinari, il tenente mestrino Mario Fioresi) – alimentava un virtuoso processo, tuttora vivo e fiorente, di costruzione di una «memoria simbolica, affidata a monumenti, luoghi storici e riti pubblici».

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Ultimo aggiornamento: 21/04/2026